Francesco Cavalli

Francesco Cavalli (vero nome Pier Francesco Caletti) fu il compositore italiano più popolare del suo tempo. Dotato di una splendida voce, entrò nel coro del duomo di Crema, dove suo padre era maestro di cappella. Notato da un nobile veneziano, Federico Cavalli (di cui avrebbe poi adottato il patronimico), il giovane Francesco entrò nel 1616 nel coro della Basilica of San Marco, dove ebbe modo di frequentare Monteverdi, e fu successivamente assunto come organista presso la Basilica of Santi Giovanni e Paolo. Strinse numerose amicizie negli ambienti della società veneziana.
Nel 1630 sposò Maria Sosmeno, una ricca vedova veneziana. Raggiunse una sufficiente indipendenza economica che gli consentì di svincolarsi dai suoi incarichi di musicista di chiesa e di intraprendere l’avventura dell’opera, allora in piena espansione nella Città dei Dogi. La sua prima opera, Le Nozze di Teti e di Peleo, fu rappresentata per la prima volta nel 1639 al Teatro San Cassiano, il primo teatro pubblico di Venezia. Nella sua seconda opera, Gli Amori di Apollo e di Dafne, Cavalli pose le basi di quella che sarebbe divenuta l’estetica veneziana, in opposizione all’opera di corte allora dominante. In La Didone (1641), la mitologia lasciò per la prima volta il posto alla storia: i protagonisti non sono più divinità ma esseri umani. La Didone fu la prima opera rappresentata a Napoli davanti a un pubblico pagante.
La morte di Claudio Monteverdi nel 1643 rese Cavalli il principale compositore veneziano. Compose trentatré opere, undici delle quali in collaborazione con lo stesso librettista, Giovanni Faustini, tra cui La Calisto (1651), che rimane uno dei modelli dell’opera veneziana. Giasone (1649) fu l’opera più rappresentata del suo tempo in Occidente.
Nel 1660 Cavalli si recò in Francia su invito del cardinale Mazarin per le celebrazioni del matrimonio di Louis XIV con l’infanta spagnola Maria Theresa. Ercole amante fu rappresentata nella nuova sala delle Tuileries, costruita per l’occasione. Louis XIV pretese che tra gli atti venissero inseriti balletti composti da Lully, nei quali il re e la regina danzavano personalmente. La musica di Cavalli non ebbe successo. Cavalli tornò a Venezia, dove compose le sue ultime sei opere, su soggetti storici romani, tra cui Eliogabalo (1667), l’ultima opera di cui sia giunta fino a noi la partitura, mai rappresentata durante la sua vita.